
Giuseppe Danelli viveva a Sant’Angelo Lodigiano, in via Montello, insieme al padre Angelo, un laborioso contadino che lavorava presso la cascina Pedrina, alla madre Maria Rizzo, casalinga, al fratello Antonio e alle sorelle Teresa e Virginia.
Giuseppe, classe 1926, operaio, non rispose al bando emesso il 15 giugno 1944 che disponeva il richiamo delle classi 1920 e 1921 e la chiamata dei nati nel primo semestre del 1926. Venne dunque fermato e bloccato da una ronda fascista alla quale non oppose resistenza. Condotto in caserma e poi a Lodi, Giuseppe decise di arruolarsi nelle file della repubblica fascista. Una volta arrivato nella caserma di Castelnuovo Bocca d’Adda per l’addestramento, aspettò il momento favorevole e una notte, insieme a altri giovani, si appropriò di un barcone ormeggiato sul Po. Il gruppo navigò fino a Piacenza, poi salì sulle montagne unendosi alla prima Brigata di manovra Oltrepò “Teodoro Vaccari”. Il comandante era Carlo Gaboardi e la brigata operava attraverso continui attacchi a colonne di passaggio sulla via Emilia, nei pressi di Roveleto di Cadeo e Pontenure. Giuseppe prese anche parte alle azioni di sabotaggio delle linee telefoniche dei tedeschi nei pressi di Caorso e nella primavera del 1945 la sua divisione si ricostituì secondo le nuove direttive del Corpo volontari della libertà e del comando della XIII zona, creando la divisione Val d’Arda che occupò i territori della Val Vezzeno da Morfasso.
Nei giorni dell’insurrezione, Giuseppe riuscì a far ritorno in paese, lasciando la sua brigata che era scesa dai monti alla volta della bassa lodigiana.
Testo tratto da un articolo di Marco Danelli sul giornale “Il Ponte”, Aprile 2020.


